Con l´offerta "Speciale2x1" di Trenitalia 2 adulti possono viaggiare su una tratta nazionale al prezzo di uno. Di solito è valida solo ogni sabato di questa primavera (dal 23 marzo all'8 giugno 2013) ma, in occasione della Festa della Mamma, sarà disponibile anche domenica 12 maggio.
Si può
viaggiare in prima o in seconda classe nei livelli di servizio Business, Premium e Standard, su tutti i treni nazionali, a eccezione dei treni Regionali, del livello di servizio Executive e dei servizi cuccette, VL ed Excelsior.
I metodi di acquisto dei
biglietti sono gli stessi
dei biglietti ordinari: biglietterie di stazione, agenzie di viaggio abilitate, macchinette self service o telefonando al Call Center. Ricordate però che vanno acquistati entro la mezzanotte del giorno precedente.
Potete trovare maggiori informazioni sul sito di Trenitalia.
Andare in treno con la propria mamma a visitare qualche bella città potrebbe essere un modo simpatico e originale per festeggiare insieme.
Per chiudere... non so voi, ma a me la parola "treno" fa venire in mente due cose: "Assassinio sull´Orient-Express" e questa canzone
Oggi ho intenzione di parlarvi di scrub! Premetto, io non
sono affatto una che fa uso di prodotti per il corpo, a partire dalle creme,
passando per gli oli fino ad arrivare agli scrub. Tuttavia con l’arrivo della
primavera e dopo l’ennesimo invito della
mia estetista a farmi un po’ di scrub, onde togliere l’effetto pelle secca e
per rigenerare la pelle, recandomi in profumeria ho fatto un giro tra questi
prodotti. Non essendo sicuramente un’intenditrice sono andata direttamente
vicino al prodotto in offerta: Tesori D’Oriente, scrub corpo Hammam con olio di
argan ed olive nere. Qualche sera fa ho deciso di provarlo. Mi metto nella
doccia ne prendo un quantitativo non eccessivo e comincio dalle gambe, per
aiutarmi e “grattare” meglio mi servo anche di un guanto apposito per lo scrub,
cosi posso rimuovere sia le cellule morte e avere quella sensazione di
rinnovamento della pelle, sia smuovere qualche pelo sotto pelle. Dopo un po’,
però, mi rendo conto che il guanto può anche non essere adoperato in modo
eccessivo in quanto già il prodotto è abbastanza buono. Per non dilungarmi
troppo ritengo che il risultato sia stato abbastanza positivo. La pelle è
morbida, ha quell’effetto “pulito da scrub” ed è profumatissima. Fortunatamente
mi sono addentrata per pura curiosità nella rete per leggere alcune recensioni
su questo prodotto e ho letto che in diversi blog è stato bocciato perché
ritenuto troppo poco aggressivo. Io, invece, sono rimasta molto soddisfatta,
quindi ve lo consiglio!
Per concludere, la canzone che ho scelto per accompagnare un momento rilassante nella propria vasca è un brano de "The National": "Slow Show". (A.)
Una leggenda narra che quattro secoli fa, un nobile signore dal lontano Giappone scoprì il procedimento per una manicure che donava alle unghie una delicata lucentezza e un intenso colore rosa. Oggi, da questa antica scoperta, nasce la "P-shine manicure".
Essa permette di avere unghie lucide per circa due settimane senza l´uso di smalti. Dicono inoltre che aiuti l´unghia a crescere più forte e sana (effetto secondo me dovuto all´astensione dall´uso dello smalto).
Il procedimento, brevemente, è il seguente:
- si comincia con il normale procedimento di una manicure: si immergono le dita per qualche minuto in acqua tiepida, si curano le cuticole e si lima le unghie della forma desiderata;
- con una speciale spatola si spalma sulle unghie una pasta contenente cera d´api, ginseng e vitamine;
- con un´altra spatola si distribuisce una polvere a base di alghe (ricche di silicio, indispensabile al benessere delle unghie).
É sbarcata in Europa da pochi anni e devo dire che, almeno dalle mie parti, non sono ancora riuscita a trovare qualcuno che la faccia. Chi l´ha provata ne è entusiasta e questo mi spinge a continuare a cercare.
Il fatto
che in lingua francese la parola “mannequin”
abbia al tempo stesso il significato di “manichino” e “modello” in carne e
ossa, la dice lunga.
Andando di
molto all’indietro nel tempo, scopriremmo che le prime sartorie utilizzavano
piccole bambole di stoffa vestite con miniature dei loro modelli, inviandole
presso le varie corti per proporre le loro creazioni. Ma quello era il ‘500.
Dai due ai tre secoli dopo, si iniziano ad avere manichini in vimini, legno,
cartapesta, cera per creare e proporre i propri lavori.
E’ sul
finire dell’800 che il “mannequin”
comincia ad animarsi e compaiono le prime indossatrici che però sono semplici
corpi che devono mostrare in foto o in brevi e private sfilate le collezioni
degli atelier. Le modelle devono
perdere ogni personalità, diventando quasi oggetti, persino i loro corpi
possono essere toccati dai clienti (motivo per cui all’inizio il lavoro di
modella era quasi paragonato a quello della prostituta).
1875
1897
Con le
modelle in carne ed ossa inizia a sorgere il problema delle forme. Così le
prime modelle del ‘900 vengono selezionate in America e in Russia: si cercano ragazze
magre, slanciate e con le caviglie sottili. Il loro ruolo è sempre lo stesso:
riempire un abito, così che spesso le foto le ritraggono solo dal collo in giù,
diventando modelle senza volto. Coco
Chanel afferma “Le pago per rendere le donne invidiose”. Del resto, l’inizio del secolo è l’epoca dell’idea di
donna garçon, una figura con poche
forme, mascolina nell’aspetto e nel vestire.
1917
1933
Negli
anni ’40 e '50 del secolo scorso, cambiando per motivi storici e sociali l’ideale di
bellezza della donna, le modelle si fanno più femminili e iniziano ad avere
anche un nome e un cognome. Si diffondono le riviste di moda e conquistano le
prime copertine, grazie anche alla maestria di fotografi specializzati.
Copertina di Vogue del 1940_foto Horst P. Horst
La modella Suzy Parker negli anni '50.
E’
inutile negarlo: l’evoluzione sociale si riflette nella moda e nell’ideale da
proporre. Negli anni ’70, complice la rivoluzione giovanile e sessuale, le
modelle iniziano a scoprirsi e non sono più semplici corpi da vestire, e specie
in fotografia, devono piuttosto scoprirsi. Le forme tornano a farsi meno
dirompenti per “riesplodere” negli anni ’80, in cui la rivoluzione diventa
piena scoperta e tutto si fa spettacolo.
La modella Marisa Berenson_foto Irving Penn
Copertina di Vogue del 1976_foto Arthur Elgort
Copertina di Vogue del 1986_foto Richard Avedon
Gli
anni ’90 sono quelli delle topmodel: Claudia Schiffer, Naomi Campell,
Linda Evangelista, Cindy Crawford, Carla Bruni, Kate Moss. L’ideale torna ad
essere la magrezza e le modelle non sono più semplici mannequin, ma donne versatili e indipendenti dalla semplice
passerella. A volte sono persino loro a fare l’abito.
Copertina Vogue del 1992_foto Patrick Demarchelier
Kate Moss nel 1990_foto Corinne Day
Ad oggi, negli anni 2000, l'epoca delle top
può dirsi per certi versi conclusa. Senza dubbio ci sono nomi che più di altri
sono ben noti: Kate Moss, Adriana Lima, Miranda Kerr, Laetitia Casta, Bianca
Balti, Gisele Bündchen, Eva Riccobono, Heidi Klum, personaggi che vanno
però decisamente oltre il ruolo di semplice “mannequin”.
Nota: se siete interessati all’argomento, potete
visitare la mostra itinerante “Le corps de la mode” che racconta proprio dell’evoluzione del tema affiancando
antichi oggetti di sartoria e opere fotografiche di importanti artisti come Helmut
Newton, Horst P. Horst, Erwin
Blumenfeld, Henry Clarke, Guy Bourdin, Nick Knight, Corinne Day e Juergen Teller. Al momento è allestita
presso i Dock, Città della Moda e
del Design, a Parigi, fino al 19 maggio.
Curiosità: conoscete il film del 1987 Mannequin? E' un film molto carino che vi consiglio! Di seguito la locandina del film e la canzone "Do you dream about me" di Alisha dalla colonna sonora del film:
Versace ha presentato lo speciale design-project realizzato
in collaborazione con gli Haas Brothers. Gli artisti e designers Nicolai e
Simon Haas hanno creato una collezione di dodici pezzi per Versace Home. Tra
questi spicca soprattutto l’inedita “Donatella Chair” dedicata a Donatella
Versace. La Donatella Chair rispecchia a pieno quello che è lo stile della
stilista: uno stile rock. Caratterizzata a una struttura in ottone a nido d’ape
e rivestita in pelle nera, lavorata a mano interamente dagli Haas Brothers, la
seduta rende omaggio all’artigianalità di casa Versace. La collezione si
compone di altri pezzi che richiamano anche la linea “Bondage” creata da Gianni
Versace nel 1992; la “Bondage Bench” ne è un esempio. Una panca ricoperta di
pelle a sua volta “legata” in strette cinte. I due fratelli, inoltre hanno
realizzato per Versace diverse stampe e fantasie (che possiamo ammirare sui
paralumi delle lampade) che sono state poi riprese dagli abiti che hanno
sfilato in passerella. Moda, design e rock che si uniscono creando un mix di
creatività e provocazione. I loro pezzi sono stati pensati per una casa
caratterizzata da un attento amore per l’arte. Le loro opere sono immaginate in
un arredamento caratterizzato da collezioni varie, da pezzi d’arte. E non a
caso queste sono vere e proprie opere d’arte!
Donatella Chair.
Bondage bench.
Lampade con particolari stampe create per l'occasione dai fratelli Haas.
Haas Brothers & Donatella Versace.
Infine la canzone scelta per accompagnare questo post è "Just Tonight" di "The Pretty Reckless", sarà forse perchè questi elementi li vedrei proprio bene nel video! (A.)
Sì, avete
ragione. Ancora un post sul colore! Che noia, eh?
Questa
volta è il turno del blu: colore
perfetto per il giorno come per la notte e che può tranquillamente sostituire il
classico nero in occasioni eleganti.
Anche la Regina Elisabetta indossa un cappotto blu elettrico, abbinato ad accessori neri.
In
particolare, voglio parlarvi del blu
elettrico: una tonalità che sia per il total look sia per il tocco di un
accessorio vi fa certamente notare! Eppure non si può dire che sia
semplicemente “aggressivo” o “evidente”, credo che abbinato nel modo giusto,
come del resto ogni cosa, possa dare un risultato davvero soddisfacente e di
classe. Pensate solo che era in voga già sul finire dell’800…
Look total blue di Anna Ceccon
Trench Alexis Mabille PE2013
Insomma
questa tonalità è un passepartout a tutti gli effetti! Oltre come detto a
poterlo indossare praticamente in ogni occasione, dalla più formale alla
casual, e ad ogni ora del giorno, potete abbinarlo tanto a stampe e ricami
quanto a tinte unite: bianco, verde menta, giallo e persino nero! Evitate,
invece, di abbinarlo con altre tonalità di blu, da elettrico diventerebbe
spento…
Per quanto riguarda “eventuali” gioielli (quando mai per una donna sono
eventuali?) andate sul sicuro sia con l’oro con l’argento. Circa il trucco, lì
c’è da contenersi per evitare un effetto troppo… “carnevalesco”.
In chiusura, una canzone degli anni '80 degli Icehouse intitolata (ovviamente!) "Electric Blue":
Oggi ho intenzione di parlarvi di uno stilista che ho
conosciuto casualmente, guardando la televisione. Mi sono lasciata incuriosire
da una presentazione caratterizzata dalla forte presenza del colore bianco. Asettico.
Pulito. La sua maison è completamente caratterizzata da questo colore, ogni
elemento dell’arredamento è bianco. Persino le penne che usa normalmente sono
bianche, con bianche piume alle estremità, le matriosche sono bianche, le
pareti, le scale, il mobilio. Tutto. Uno stilita che non si mostra in pubblico,
così come anche i suoi collaboratori nonché dipendenti. La sua scelta è stata
poi definita “culto dell’invisibilità”, come filosofia di vita, valida appunto
sia per lui che per il suo staff. L’intento è quello di lasciare un alone di
mistero, ma soprattutto di garantire piena centralità al prodotto che si offre.
Anche le sue sfilate sono particolari: le modelle attraversano le passerelle
con maschere scintillanti in viso, che le coprono privandole della loro
identità. L’arte di vestire è quasi assimilata ad un rito sacro. Unica “identità”
che va mostrata è l’abito, è l’abito che deve fare da protagonista. Altra caratteristica
fondamentale, che rende questo stilista unico, è l’assenza di un brand vero e
proprio. Non c’è alcun marchio che lo caratterizzi. Gli abiti si riconoscono
dal modo in cui sono appuntate a mano le etichette bianche all’interno, ai
quattro lati (visibili anche dall’esterno) e dalla presenza di una serie di
numeri. Una firma anonima, che sembra anonima come il suo designer. Margiela sceglie
di andare controcorrente, infrangendo le classiche convenzioni che danno primato
al logo riconoscibile perché modello e stile di vita. La maison non si occupa
solo di abbigliamento, ci sono anche accessori, dalle calzature alle borse fino
ad arrivare ai gioielli. Lo stilista, che in passato ha vantato anche una
collaborazione con Jean Paul Gaultier, ha partecipato anche a diverse mostre. Le
location scelte per le sue sfilate, invece, variano: può trattarsi del Caffè de
Guerre a Parigi vicino ad un vecchio teatro, (dove i modelli si muovevano su
vecchie panche di legno), o può trattarsi del corridoio di un grande magazzino,
di un parcheggio, di una stazione metropolitana o di un deposito. Per quanto
riguarda in particolare il suo stile, egli può definirsi un “decostruzionista”
, ossia decompone gli abiti, li sminuzza, li taglia ed infine li ricompone. Egli
affermò durante un’intervista: “Io riporto gli abiti alla vita sotto una forma diversa”.
I suoi abiti sono formati da tessuti cuciti assieme, che danno l’idea del
riciclato, le maglie fatte con rivestimenti in seta. Le rifiniture sono
fondamentali: ad esempio l’orlo è cucito a mano attorno al giromanica. I materiali
usati possono essere anche materiali insoliti: porcellane, carte da gioco,
nastri adesivi. Insomma, tutto se rivisto può acquisire una seconda vita ed una
seconda funzione: in tal caso la funzione di servire da indumento.
Maison Martin Margiela.
Martin Margiela dal 2012 èin vendita presso i negozi H&M.
Sfilata Martin Margiela.
Per concludere, la canzone scelta per accompagnare questo post è "Lights" degli Interpol. (A.)